Basta.

Le mie mattinate iniziano presto.
Questa è una delle tante, ma solo perché ci si è messa una zanzara che mi ronzava intorno.
Animalisti, non me ne volete, ma l’ho dovuta abbattere.
O me, o lei.

Torniamo seri.

È iniziata una delle settimane in cui si è sparso tanto sangue, innocente.
Sono stufa di accendere la tv e sentire “questo ha ucciso quella/quello ha ucciso quelli”.
BASTA.

Pochi giorni fa la notizia di quel pazzo che ha ucciso la giovanissima cantante Christina Grimmie, ad Orlando, proprio mentre firmava autografi.
Poco dopo, Orlando si sporca ancora di sangue.
Questa volta a rimetterci la vita sono 50 persone, nel locale notturno Pulse.
Ad opera di questo strazio c’è sempre il solito, un pazzo.

Un uomo che per la sua frustrazione sessuale ha deciso di prendere un’arma e sparare all’interno del locale, il tutto con un solo obiettivo: eliminare i gay.

“Eliminare i gay”, quanto mi ha fatto male questa frase.
E a farmi male ancor di più è stato l’abuso dovuto al termine “gay”.
Parliamoci chiaro, siamo nel 2016 ed è assurdo che c’è ancora chi si oppone se due persone si amano, indipendentemente dall’orientamento sessuale.
Che poi anche “orientamento sessuale” a me da fastidio, perché l’amore è di tutti.
E non importa se ti innamori di una persona del tuo stesso sesso, se è nero, se è cinese, se è musulmano.

La bellezza dell’amore è che tu non decidi MAI di chi innamorarti, quello è tutto merito del destino e perché no, delle coincidenze.

Spesso ho sentito storie di due persone che si sono (ri)incontrate dopo vent’anni e adesso vivono felicemente insieme.

Trovo assurdo che ci si debba focalizzare sui “gay” perché quel locale era “frequentato da gay”.
Sarà che sono io quella strana, ma parliamoci chiaro; questo è stato un caso unico.
L’uomo ha sparato perché LUI aveva un obiettivo preciso: fare fuori quella gente “gay” perché anni fa era stato “traumatizzato” da due persone “gay” a Miami perché si stavano baciando.
Cioè, È ASSURDO.

L’obiettivo era preciso, e questo è chiaro.
Però non si può fare di tutta l’erba un fascio.
Questo è stato un omicidio d’odio perché quel tale soggetto, a quanto pare, era frustrato perché non riusciva né ad avere una storia con una donna e né con un uomo.
E dalla frustrazione alla pazzia il passo è breve.
In più si è messo in mezzo anche il padre che a quanto pare risulta essere un estremista islamico e il danno è fatto.

Ma sono stufa di sentir parlare di “gay”, specie perché chi ha commesso quella strage frequentava “locali gay” ed era “gay”.

Questa strage non la vedo diversa da quella di Parigi.
La dinamica è la stessa: persone che passano una serata piacevole tra amici, fidanzati, compagni, lontani dallo stress quotidiano e un pazzo che all’improvviso decide di stroncare le loro vite.

Ciò che molti dimenticano però, è che in quel locale non c’erano “50 gay”, ma 50 persone.
Persone che lavoravano, che studiavano.
50 persone che sono state uccise brutalmente, e molti sono stati uccisi proprio per salvare chi in quel momento era con loro.
50 persone strappate dalla loro stessa vita.
50 persone che hanno lasciato 50 famiglie.
50 famiglie distrutte.
50 famiglie che piangono i loro 50 figli morti.

Noi non siamo Orlando, Parigi o Charlie.
Noi siamo umani.
Ma spesso questo ce lo dimentichiamo.

 

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2 thoughts on “Basta.

  1. C’è molto di vero in quello che dici, io per prima scrivevo che non mi chiedo “perché a loro” e non mi chiederei “perché a me”, intendendo più o meno questo, forse il giorno che arrivassimo a dire che “una persona ha ucciso altre 50 persone” sarebbe anche il giorno in cui queste cose smetterebbero di succedere.
    Dall’altra parte, però, forse le ragioni non sono indifferenti per chi muore e per chi resta. Se una donna viene uccisa dal fidanzato, avrebbe senso dire che “una persona è stata uccisa da un’altra persona”? Forse sì, nell’ottica futura che dicevo. Ma non significherebbe nascondersi i motivi per cui è avvenuto? E’ davvero ininfluente il fatto di essere uccisi perché si appartiene a una certa religione, a una certa etnia, perché si è gay, o donne, o giovani attivisti come quelli di Oslo?
    Non perché ci si debba indignare per gli uni di più o di meno che per gli altri, ma perché forse è parte della natura umana, nel momento in cui qualcuno vuole ucciderti, o ha ucciso persone che ti sono care, le ragioni per cui vuole farlo o lo ha fatto. Quelle persone non sono morte “per caso”, sono morte perché qualcuno ha deciso, per i suoi motivi aberranti, che non avevano diritto di vivere e le ha “scelte” in base a un criterio ben preciso. detto questo, riconoscerci nella comune umanità sarebbe davvero un grandissimo traguardo

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